Meditazioni
Marcus Aurelius (trans. George Long) · 1862
4,9 · 7 valutazioni
Il libro
Il diario privato di un imperatore romano, mai destinato ai lettori: appunti per restare lucido, benevolo e senza paura mentre governa l'impero da un campo di guerra. La solida traduzione vittoriana di Long include anche un profilo biografico.
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Parte 1 · L'imperatore che scriveva a se stesso. Le prime sei slide, gratis.
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Immagina l'autore dei Colloqui con sé stesso, e probabilmente vedi un anziano sereno in uno studio di marmo, senza nulla di più urgente sulla scrivania della natura dell'anima.
Ora guarda come finiscono due dei libri. Uno porta la riga "Tra i Quadi, presso il Granua", un fiume sulla frontiera del Danubio. Un altro dice soltanto "Questo, a Carnuntum", la città di legione dove l'imperatore trascorse tre anni in guerra contro i Marcomanni.
Non sono appunti da lezione. Sono promemoria scritti in un accampamento di guerra, da un uomo con un impero da tenere unito, che una volta si era ammonito a non lasciarsi trasformare in un Cesare.
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Immagina l'autore dei Colloqui con sé stesso, e probabilmente vedi un anziano sereno in uno studio di marmo, senza nulla di più urgente sulla scrivania della natura dell'anima.
Ora guarda come finiscono due dei libri. Uno porta la riga "Tra i Quadi, presso il Granua", un fiume sulla frontiera del Danubio. Un altro dice soltanto "Questo, a Carnuntum", la città di legione dove l'imperatore trascorse tre anni in guerra contro i Marcomanni.
Non sono appunti da lezione. Sono promemoria scritti in un accampamento di guerra, da un uomo con un impero da tenere unito, che una volta si era ammonito a non lasciarsi trasformare in un Cesare.
Cominciò presto. Il ritratto di Long racconta che a undici anni il ragazzo indossò la veste semplice e ruvida dei filosofi e si gettò nello studio con tale intensità, e mangiò con tale austerità, da danneggiare la propria salute.
Aveva ricevuto la migliore educazione che Roma potesse comprare: retorica con Frontone, le cui lettere affettuose con il suo allievo sono giunte fino a noi, poesia, come tanti giovani romani, e diritto con un giurista di rilievo, perché lo si stava preparando a governare. Alla fine abbandonò poesia e retorica e si legò agli stoici.
Quella scelta conta per tutto ciò che segue. L'oratore raffinato che Roma si aspettava divenne un uomo che voleva la filosofia come modo di vivere, non come modo di suonare impressionante.
Secondo il ritratto di Long, che cosa abbandonò infine il giovane Marco Aurelio quando si legò agli stoici?
- L'addestramento militare, che lasciò ai suoi generali
- Lo studio del diritto, che trovava inutile
- La poesia e la retorica, le arti dell'eloquenzaRisposta corretta
- La sua pretesa al trono, finché il Senato non insistette
Lasciò poesia e retorica per la filosofia, ma continuò a studiare diritto, proprio perché lo preparava all'alta carica che era destinato a ricoprire. La filosofia si aggiunse ai suoi doveri: non fu mai una via di fuga da essi.
Tra tutti quei maestri, quello che amò di più fu Giunio Rustico, un filosofo dotato anche di buon senso pratico per gli affari pubblici. Rustico non rimase confinato all'aula: quando Marco Aurelio divenne imperatore, ne divenne il consigliere.
È un dettaglio facile da trascurare, ed è la chiave di tutto il libro. La filosofia di Marco Aurelio non fu mai un'alternativa al governare. Fu uno strumento per svolgere il lavoro, e l'uomo che gliel'aveva insegnata gli sedeva accanto mentre lo faceva.
Long non è uomo incline agli slanci, eppure qui si lascia andare: un simile gruppo di maestri difficilmente si riunirà di nuovo, e non c'è mai stato un altro allievo come questo.
Quando il padre adottivo Antonino Pio morì nel 161, si dice che il Senato spingesse Marco Aurelio a governare da solo. Lui rifiutò e nominò coimperatore il fratello adottivo Lucio Vero. Per la prima volta, Roma ebbe due imperatori.
Vero era, nel giudizio schietto di Long, un uomo ozioso e dedito al piacere, indegno della carica. Inviato a comandare la guerra contro i Parti, non fece nulla; le vittorie le conquistarono i suoi generali. Marco Aurelio lo sopportò comunque, e gli diede persino in moglie la figlia Lucilla.
Questa è la prima cosa da sapere sull'uomo dietro il quaderno. Scelse di condividere il potere con qualcuno palesemente meno capace, e sostenne quella scelta per otto anni.
Secondo Long, Marco Aurelio avrebbe potuto governare da solo nel 161, ma scelse di rendere coimperatore l'ozioso Lucio Vero.
VeroRisposta corretta
Vero. Si dice che il Senato lo spingesse a prendere il potere da solo, ma lui lo condivise invece con Vero, che si rivelò inutile nella guerra contro i Parti. Marco Aurelio lo sopportò finché Vero non morì improvvisamente nel 169.
Dentro il corso
13 parti- L'imperatore filosofo: la vita secondo LongGratis qui sopra
- Long e la filosofia di Marco: lo stoicismo in breve
- I debiti: cosa doveva Marco a chi l'aveva cresciuto
- «Al mattino di' a te stesso: oggi incontrerò…»
Domande
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Sì. Il libro completo si apre gratis nel lettore dell’app, in inglese, spagnolo, tedesco, francese, italiano, polacco, portoghese e russo.
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